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04/11/2024La sistematica valutazione preclinica delle vulnerabilità del glioblastoma attraverso uno screening di farmaci neuroattivi aiuta a trovare principi attivi da poter utilizzare, come l’antidepressivo vortioxetina
Un nuovo studio pubblicato di recente su Nature Medicine ha analizzato farmaci attivi sul sistema nervoso centrale su tessuti di pazienti affetti da glioblastoma per valutarne un possibile impiego sul tumore. Lo studio ha rilevato che l’induzione della via del segnale mediata da AP-1/BTG può costituire una vulnerabilità neuro-oncologica del glioblastoma e ha mostrato una sinergia di azione per l’antidepressivo vortioxetina in associazione ai chemioterapici attualmente impiegati come standard di cura.
Gli autori hanno esplorato le vulnerabilità legate allo sviluppo neurologico e neurofisiologiche nel glioblastoma mediante uno screening di farmaci neuroattivi su materiale derivato dai pazienti, utilizzando una piattaforma con risoluzione a cellula singola e concordante con i dati clinici. Profilando più di 2500 risposte farmacologiche ex vivo in 27 pazienti e con 132 farmaci, i ricercatori hanno identificato farmaci neuroattivi di diverse classi con una potente efficacia contro il glioblastoma, validati attraverso diversi modelli; quindi, una successiva analisi delle interazioni farmaco-bersaglio ha rivelato che l’induzione della via del segnale mediata da AP-1/BTG può essere una vulnerabilità neuro-oncologica per il glioblastoma, consentendo così uno screening ampliato in silico di oltre 1 milione di composti. L’antidepressivo vortioxetina è così emerso come un farmaco neuroattivo che può agire in sinergia con i chemioterapici utilizzati attualmente come standard di cura nei pazienti. Come concludono gli autori, «Diversi farmaci neuroattivi, in particolare l’antidepressivo vortioxetina, agiscono su AP-1 innescando una forte risposta neurofisiologica e trascrizionale che porta a una rapida morte delle cellule di glioblastoma. La potenza di vortioxetina è stata dimostrata in tutte le modalità, con un’efficacia ex vivo osservata nel 75% dei pazienti. Nel prossimo futuro vortioxetina in combinazione con i chemioterapici standard dovrebbe essere testata in studi clinici controllati, guidati dalla stratificazione molecolare o funzionale dei pazienti».





