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01/09/2025Uno studio di fase 3 mostra benefici clinici per tarlatamab in seconda linea dopo la chemioterapia nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule
Nello studio di fase 3 DeLLphi-304, pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine, tarlatamab ha consentito una sopravvivenza globale più lunga rispetto alla chemioterapia in pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule la cui malattia era progredita durante o dopo una chemioterapia a base di platino.
Tarlatamab è un’immunoterapia bispecifica che attiva le cellule T e agisce contemporaneamente sul ligando delta-like 3 (DLL3), espresso sulla superficie delle cellule tumorali nell’85-96% dei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule, e su CD3 dei linfociti T. In questo studio, 509 pazienti sono stati arruolati e randomizzati a ricevere tarlatamab o chemioterapia (topotecan, lurbinectedina o amrubicina); la sopravvivenza globale è stata più lunga con il tarlatamab (con una mediana pari a 13,6 mesi) rispetto alla chemioterapia (mediana di 8,3 mesi). Il trattamento con tarlatamab ha inoltre mostrato un beneficio significativo in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia e un vantaggio significativo rispetto alla chemioterapia sia in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia, sia di esiti riferiti dai pazienti in riferimento a dispnea e tosse, sintomi frequenti e che influenzano la qualità della vita dei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule. Inoltre, l’incidenza di eventi avversi di grado 3 o superiore è stata inferiore con tarlatamab rispetto alla chemioterapia (54% vs. 80%), così come l’incidenza di eventi avversi che hanno comportato l’interruzione del trattamento (5% vs. 12%). Come concludono gli autori, «Il trial DeLLphi-304 è uno studio di riferimento che rappresenta un importante progresso nel trattamento dei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule. I risultati di questo studio, che ha coinvolto pazienti con una recidiva, sottolineano l’importanza di valutare l’uso di tarlatamab nelle prime linee di terapia e tali indagini sono in corso. Nel complesso, il vantaggio in termini di sopravvivenza, gli effetti tossici per lo più di basso grado e i risultati favorevoli riferiti dai pazienti supportano l’uso del tarlatamab come trattamento per il carcinoma polmonare a piccole cellule progredito durante o dopo una chemioterapia iniziale a base di platino».





