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04/02/2026Un nuovo trial di fase 3 dimostra la non inferiorità di una chemioterapia adiuvante con oxaliplatino e una fluoropirimidina della durata di tre mesi anziché sei nel carcinoma colorettale
Lo studio internazionale SCOT, pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology, ha dimostrato la non-inferiorità di una chemioterapia adiuvante con oxaliplatino e una fluoropirimidina della durata di tre mesi anziché sei mesi in pazienti con tumore del colon-retto.
Lo studio SCOT è uno studio internazionale randomizzato di fase III e di non inferiorità che ha coinvolto oltre 6000 pazienti con tumore del colon-retto. In questo carcinoma, 6 mesi di chemioterapia adiuvante con oxaliplatino e una fluoropirimidina sono stati uno standard internazionale per oltre 20 anni, ma sono associati a neuropatia periferica cumulativa; gli autori hanno quindi valutato una riduzione del trattamento da 6 a 3 mesi. Il nuovo articolo mostra ulteriori risultati dopo i report di non inferiorità nella sopravvivenza libera da malattia e un miglioramento della qualità della vita, ottenuti al primo follow-up; Dopo un follow-up mediano di 113 mesi, la sopravvivenza globale a 5 anni per 3 mesi e 6 mesi di trattamento è stata dell’82,4% in entrambi i gruppi. La non-inferiorità di 3 mesi di trattamento nella sopravvivenza globale è stata dimostrata anche in 1087 pazienti con cancro del retto. L’effetto sulla durata è dipendente dal regime terapeutico, con una non-inferiorità dimostrata per capecitabina e oxaliplatino ma non per l’infusione di fluorouracile, leucovorina e oxaliplatino. Come osservano gli autori, «Questi risultati finali dello studio SCOT forniscono un’ulteriore prova che 3 mesi di chemioterapia adiuvante possono essere raccomandati per la maggior parte dei tumori localizzati del colon o del retto, senza alcun vantaggio statisticamente significativo sulla sopravvivenza globale in nessuna coorte con 6 mesi di trattamento, anche per i pazienti con malattia in stadio III ad alto rischio. Nel decidere la durata del trattamento per la malattia in stadio III ad alto rischio, è importante sottolineare che non vi è alcun vantaggio significativo in termini di sopravvivenza globale per 6 mesi di terapia e sottolineare invece le tossicità aggiuntive (in particolare la neuropatia cumulativa) e le visite ospedaliere. Una durata prolungata del trattamento dovrebbe essere l’eccezione, concordata solo dopo un’attenta valutazione condivisa tra medico e paziente», concludono i ricercatori.





