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27/07/2026In pazienti con un carcinoma mammario avanzato triplo negativo non trattato in precedenza la combinazione di sacituzumab govitecan e pembrolizumab allunga in maniera significativa la sopravvivenza libera da progressione di malattia
In uno studio di fase 3, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, sacituzumab govitecan in associazione con pembrolizumab ha portato a una sopravvivenza libera da progressione di malattia significativamente più lunga in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo avanzato non precedentemente trattato.
Nello studio internazionale di fase 3 in aperto ASCENTE04/KEYNOTE19, un totale di 443 pazienti con carcinoma mammario triplo negativo e positivo a PD-L1, localmente avanzato non resecabile o metastatico, sono state randomizzate a ricevere sacituzumab govitecan più pembrolizumab oppure chemioterapia più pembrolizumab. La mediana di sopravvivenza libera da progressione di malattia è stata pari a 11,2 mesi con sacituzumab govitecan più pembrolizumab e pari a 7,8 mesi con la chemioterapia più pembrolizumab, con una risposta obiettiva rispettivamente del 60% e del 53%. Tra questi pazienti, la durata mediana della risposta è stata rispettivamente di 16,5 e 9,2 mesi. I dati sulla sopravvivenza globale erano ancora preliminari e il tasso di eventi avversi è risultato simile, con un’incidenza di interruzione del trattamento a causa di eventi avversi del 12% con sacituzumab govitecan più pembrolizumab e del 31% con chemioterapia più pembrolizumab. I risultati aggiornati dello studio, presentati all’ASCO 2026, mostrano che il beneficio di sacituzumab govitecan più pembrolizumab persiste oltre la prima progressione della malattia, con un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione di malattia 2 (un endpoint emergente più strettamente associato alla sopravvivenza globale) e del tempo mediano per il primo trattamento successivo. Come affermato dagli autori all’ASCO, «Ciò suggerisce che il beneficio della somministrazione di pembrolizumab più sacituzumab govitecan come terapia di prima linea rispetto alla chemioterapia si mantenga nel lungo termine, supportando ulteriormente questa combinazione come potenziale nuovo standard di cura».





