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03/11/2025Aggiungere la radioterapia all’immunoterapia può avere effetti immunomodulatori e antitumorali sistemici e potrebbe essere un modo per superare la resistenza immunologica nel carcinoma polmonare non a piccole cellule
Un nuovo studio pubblicato su Nature Cancer mostra che la radioterapia può rendere il carcinoma polmonare non a piccole cellule immunologicamente freddo sensibile all’inibizione dei checkpoint immunitari con pembrolizumab, aprendo una possibile finestra terapeutica per superare la resistenza all’immunoterapia.
La potenzialità di una sinergia terapeutica tra radioterapia e inibitori dei checkpoint immunitari è stata evidenziata da numerosi studi preclinici e diversi meccanismi possono spiegare come le radiazioni possano migliorare le risposte immunitarie sistemiche. In questo studio, gli effetti immunostimolanti della radioterapia sono stati studiati eseguendo analisi multiomiche seriali complete di tumori non irradiati e del loro microambiente tumorale, insieme a un’indagine dinamica che ha osservato nel tempo il repertorio delle cellule T intratumorali e periferiche. I dati sono stati raccolti sfruttando lo studio randomizzato di fase 2 PEMBRO-RT, che ha confrontato pembrolizumab dopo una radioterapia stereotassica sistemica con la monoterapia a base di pembrolizumab in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule. I risultati clinici hanno mostrato una sopravvivenza libera da progressione di malattia significativamente più lunga nei pazienti con tumori immunologicamente freddi trattati con radioimmunoterapia; i risultati delle analisi hanno mostrato che l’induzione di interferone-γ, interferone-α e set di geni di elaborazione e presentazione dell’antigene era significativamente aumentata dopo radioterapia stereotassica sistemica in siti tumorali non irradiati. Durante la terapia sono state osservate significative espansioni di cloni di cellule T nuovi e preesistenti, sia nel tumore che nel sangue, insieme a risposte clonali di cellule T autologhe reattive ai neoantigeni nei partecipanti con sopravvivenza a lungo termine dopo radioimmunoterapia. «Il nostro studio supporta l’effetto abscopal della radioimmunoterapia nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico, compresi i soggetti con tumori immunologicamente freddi. I risultati suggeriscono che la radioimmunoterapia potrebbe rappresentare una promettente strada da esplorare in pazienti con resistenza alla terapia con inibitori dei checkpoint immunitari; gli sforzi futuri indagheranno specificamente i benefici della radioimmunoterapia in popolazioni selezionate», concludono gli autori.



