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27/10/2025Uno studio di fase 2 mostra una promettente attività e un profilo di sicurezza maneggevole per il farmaco immuno-coniugato patritumab deruxtecan in pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-
I dati dello studio di fase 2 ICARUS-BREAST01, pubblicati di recente su Nature Medicine, hanno mostrato un’attività promettente e un profilo di sicurezza gestibile per il farmaco immuno-coniugato patritumab deruxtecan (HER3-DXd) in pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2−, in progressione dopo terapia con inibitori di CDK4/6 e una linea di chemioterapia.
La ricerca di biomarcatori affidabili per identificare le pazienti con maggiori probabilità di ottenere benefici clinici dalle terapie con farmaci immuno-coniugati è tuttora un’esigenza clinica insoddisfatta, inoltre i meccanismi d’azione dei farmaci immuno-coniugati non sono ancora ben compresi. Pertanto, lo studio ICARUS-BREAST01 è stato progettato per valutare l’efficacia clinica, la sicurezza, ma anche i biomarcatori di risposta e resistenza a HER3-DXd; 99 pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2− sono state coinvolte e hanno ricevuto HER3-DXd 5,6 mg/kg per via endovenosa ogni 3 settimane. I risultati hanno mostrato un profilo di sicurezza gestibile e un tasso di risposta globale pari al 53,5%; l’analisi esplorativa dei biomarcatori in campioni di tumore prelevati al basale ha suggerito che possa esistere un’associazione tra il tasso di risposta globale e sia la distribuzione spaziale di HER3, sia l’assenza di mutazioni del recettore 1 degli estrogeni, nonché tra la sopravvivenza libera da progressione di malattia e l’espressione di HER3. Come sottolineano gli autori, «i risultati consentono di ipotizzare il meccanismo d’azione di questo farmaco immuno-coniugato, suggerendo che l’espressione e la distribuzione spaziale del bersaglio, nonché la distribuzione del farmaco immuno-coniugato all’interno del tumore, l’uptake intracellulare e il conseguente danno al DNA, possano influenzare la risposta al trattamento». L’obiettivo di ulteriori studi, come affermano i ricercatori, dovrebbe essere una definizione di biomarcatori «che consentano la selezione ottimale dei pazienti per ogni differente farmaco immuno-coniugato. Nonostante le sfide associate alla raccolta e all’analisi di campioni seriali, tali studi sono comunque importanti per fornire una comprensione completa dei meccanismi d’azione di nuovi farmaci immuno-coniugati».





