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13/04/2026Palbociclib in aggiunta alla terapia standard migliora la sopravvivenza libera da progressione di malattia in pazienti con carcinoma mammario metastatico positivo ai recettori ormonali e a HER2
I dati dello studio PATINA, recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine, dimostrano che l’aggiunta dell’inibitore di CD4/6 palbociclib alla terapia standard con farmaci anti-HER2 e ormonali migliora la sopravvivenza libera da progressione di malattia nelle pazienti con tumore mammario metastatico positivo ai recettori ormonali e a HER2. In Italia, lo studio è stato coordinato da Fondazione Michelangelo in qualità di gruppo cooperativo delegato dal promotore, che ha selezionato e monitorato i centri italiani partecipanti al progetto di ricerca.
Lo studio PATINA, uno studio randomizzato in aperto, ha coinvolto un totale di 518 pazienti con carcinoma mammario metastatico positivo ai recettori ormonali e a HER2 che non avevano manifestato progressione della malattia dopo quattro-otto cicli di chemioterapia in aggiunta a una terapia mirata a HER2; le pazienti hanno ricevuto una terapia di mantenimento standard con o senza palbociclib. Dopo un follow-up mediano di 53,5 mesi, la sopravvivenza libera da progressione di malattia è stata di 44,3 mesi nel gruppo trattato con palbociclib e di 29,1 mesi nel gruppo di controllo; eventi avversi di grado 3 e 4 (principalmente neutropenia) si sono verificati rispettivamente nel 79,7% e nel 10,1% delle pazienti. Come concludono gli autori, «Palbociclib in combinazione con la terapia anti-HER2 e la terapia endocrina rappresenta un’efficace strategia di prima linea per le pazienti con carcinoma mammario metastatico positivo ai recettori ormonali e HER2-positivo. Il beneficio osservato riflette probabilmente la convergenza biologica di HER2, dei recettori ormonali e della via di segnalazione CDK4/6 e, di conseguenza, l’effetto della loro inibizione combinata. Questi risultati forniscono una solida base razionale per l’inibizione simultanea di HER2, dei recettori ormonali e del ciclo cellulare attraverso l’inibizione di CDK4/6, con l’obiettivo di migliorare il controllo della malattia e potenzialmente la sopravvivenza in questo contesto».





