
Un’immunoterapia neoadiuvante nel carcinoma al colon-retto avanzato
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08/07/2024Una terapia di mantenimento con olaparib con o senza bevacizumab non ha mostrato vantaggi rispetto a bevacizumab in associazione a una fluoropirimidina
Lo studio LYNK-003 è stato interrotto prima del tempo perché una terapia di mantenimento con olaparib, con o senza bevacizumab, non ha mostrato alcun beneficio clinico significativo, rispetto a bevacizumab più una fluoropirimidina, nel tumore del colon-retto in stadio avanzato. I risultati sono stati recentemente pubblicati sull’European Journal of Cancer.
Gli autori hanno coinvolto pazienti con cancro del colon-retto non operabile o metastatico, che non erano progrediti dopo l’induzione in prima linea con bevacizumab più 5-fluorouracile, oxaliplatino e leucovorina o capecitabina più oxaliplatino. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere l’inibitore PARP olaparib più bevacizumab, olaparib da solo o bevacizumab più 5-fluorouracile o capecitabina; dopo un follow-up mediano di 7,6 mesi non sono emersi nuovi segnali di sicurezza, ma la mediana di sopravvivenza libera da progressione di malattia è stata di 3,7 mesi con olaparib più bevacizumab e 3,5 mesi con olaparib, rispetto a 5,6 mesi con bevacizumab più fluoropirimidina. Come spiegano gli autori, i risultati dello studio potrebbero essere stati limitati da una preponderanza di fattori prognostici negativi nella popolazione coinvolta; tuttavia, «lo studio LYNK-003 è stato interrotto prematuramente a causa della mancanza di efficacia clinica sulla sopravvivenza libera da progressione di malattia della terapia di mantenimento con olaparib, con o senza bevacizumab, rispetto allo standard di cura con bevacizumab più una fluoropirimidina», affermano gli autori. «Questi dati illustrano la sfida connessa alla necessità di ottimizzazione dei regimi di mantenimento, bilanciando al tempo stesso la tossicità in questa popolazione con carcinoma colorettale difficile da trattare. La selezione dei pazienti rimane un fattore importante nella valutazione dell’efficacia degli inibitori di PARP e dovrebbe essere presa in considerazione negli studi futuri sulla popolazione con cancro del colon-retto metastatico», concludono gli autori.





