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02/09/2024Il farmaco immuno-coniugato sacituzumab govitecan seguito da talazoparib può rappresentare una strategia percorribile nel tumore mammario triplo negativo metastatico
Uno studio clinico di fase 1b recentemente pubblicato su Clinical Cancer Research mostra che grazie a un uso sequenziale del farmaco immuno-coniugato sacituzumab govitecan seguito da talazoparib si può prevenire la tossicità di una terapia con entrambi i farmaci somministrati in contemporanea in pazienti con carcinoma mammario metastatico triplo negativo, consentendo un trattamento che combina un inibitore di della topoisomerasi 1 (TOP1) e un inibitore di PARP.
Questo studio è stato progettato per testare l’uso sequenziale di sacituzumab govitecan, un farmaco immuno-coniugato in cui l’inibitore TOP1 SN-38 è accoppiato a un anticorpo monoclonale mirato all’antigene 2 della superficie cellulare del trofoblasto (TROP-2) e talazoparib, un inibitore della PARP. L’inibizione di PARP e TOP1 potrebbe dare risultati in sinergia, ma precedenti studi di combinazione hanno fallito a causa di una mielosoppressione dose-limitante. In questo studio, gli autori hanno ipotizzato che portare l’inibizione di TOP1 selettivamente nel tumore tramite sacituzumab govitecan potrebbe ridurre la tossicità al di fuori del tumore e creerebbe una finestra temporale per un utilizzo successivo di un inibitore di PARP. Per verificare l’ipotesi, 30 pazienti con carcinoma mammario metastatico triplo negativo hanno ricevuto sacituzumab govitecan e talazoparib secondo uno schema di trattamento simultaneo o sequenziale. La strategia sequenziale ha dimostrato una mediana di sopravvivenza libera da progressione di malattia pari a 7,6 mesi senza tossicità dose-limitanti, mentre il dosaggio concomitante ha dato un risultato di sopravvivenza libera da progressione di malattia pari a 2,3 mesi e molteplici tossicità dose-limitanti, inclusa una grave mielosoppressione. «I farmaci immuno-coniugati stanno emergendo come promettenti terapie antitumorali, ma il loro peculiare meccanismo di trasporto del farmaco non è stato ampiamente sfruttato in terapie di combinazione», affermano gli autori. «Abbiamo proposto che il meccanismo di trasporto del farmaco possibile con un farmaco immuno-coniugato potesse migliorare la finestra terapeutica per una combinazione, creandone allo stesso tempo una per consentire una nuova strategia di dosaggio sequenziale. Nello studio clinico, il dosaggio sequenziale ha superato le tossicità dose-limitanti osservate con la somministrazione concomitante, consentendo di determinare la dose raccomandata per la fase 2. Questi risultati supportano l’ulteriore sviluppo clinico di questa combinazione e, più in generale, suggeriscono che le caratteristiche uniche dei farmaci immuno-coniugati possono facilitare nuove strategie basate sul loro peculiare meccanismo, rendendo praticabili combinazioni terapeutiche che in precedenza sono state abbandonate».





