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14/04/2025Un nuovo studio ha validato l’associazione del biomarcatore di espressione clonale ORACLE con la sopravvivenza nei pazienti con adenocarcinoma polmonare
Un nuovo studio, pubblicato di recente su Nature Cancer, ha dimostrato retrospettivamente la validità del biomarcatore di espressione clonale ORACLE (Outcome Risk Associated Clonal Lung Expression), in combinazione con fattori di rischio clinico-patologici e nella malattia in stadio I, come biomarcatore di sopravvivenza nei pazienti con adenocarcinoma polmonare.
I biomarcatori trascrittomici hanno il potenziale traslazionale di catturare le caratteristiche dell’aggressività delle cellule tumorali e così di aggiungere una dimensione molecolare alla prognosi, ma nell’adenocarcinoma polmonare i biomarcatori finora suggeriti non sono riusciti a perfezionare la previsione del rischio oltre i fattori di rischio clinico-patologici noti, in particolare nella malattia in stadio I. Gli autori hanno osservato che nel tumore al polmone l’ampia eterogeneità intratumorale confonde le firme prognostiche, con il 30-40% dei tumori che producono punteggi prognostici diversi a seconda di dove viene posizionato l’ago della biopsia: come soluzione a questo bias di campionamento, gli autori hanno studiato i geni espressi nei cloni analizzando i dati di sequenziamento dell’intero esoma e dell’RNA per 450 regioni tumorali di 184 pazienti con adenocarcinoma polmonare nello studio TRACERx. I risultati hanno mostrato l’utilità clinica del biomarcatore di espressione clonale ORACLE: l’associazione tra ORACLE e la sopravvivenza globale è stata convalidata in modo prospettico ed è stata significativa per la sopravvivenza specifica nel tumore polmonare e per la sopravvivenza libera da malattia. «Come marcatore dell’RNA, ORACLE si affianca all’uso della biopsia liquida (ctDNA) e dei marcatori patologici per prevedere i risultati di sopravvivenza a 5 anni», affermano gli autori. «ORACLE è stato progettato come una soluzione pragmatica al problema del bias di campionamento, applicato all’RNA estratto “in massa” da campioni bioptici a sito singolo in ambito clinico. È stato suggerito che, per un sottoinsieme di tumori, la prognosi sia intrinsecamente difficile da prevedere a causa di sottocloni a bassa penetrazione che non sono rilevabili nella profilazione in massa. In questi casi, per una classificazione diagnostica accurata, l’identificazione del sottoclone letale potrebbe richiedere strategie di campionamento multiregione o a singola cellula», concludono gli autori.





