
Dai nuovi farmaci all’intelligenza artificiale, le novità in oncologia
17/11/2025
L’attività di patritumab deruxtrecan in pazienti con carcinoma mammario e metastasi cerebrali
01/12/2025Un nuovo studio identifica 7 tipi di microambiente tumorale e dimostra come questi possano influenzare la risposta alla terapia, le recidive e lo sviluppo di metastasi nel carcinoma mammario
Nuovi dati pubblicati di recente su Cell Reports Medicine mostrano che nel carcinoma mammario esistono 7 distinti tipi di microambiente tumorale (TME), associati a esiti clinici diversi indipendentemente dai sottotipi genomici.
I ricercatori hanno confrontato in 693 campioni di tumore della mammella 15 metodi computazionali in grado di stimare la composizione del TME, quindi il migliore è stato utilizzato per analizzare un set di dati di quasi 15.000 profili di espressione tumorale. I risultati hanno identificato 7 diversi tipi di TME associati alla sopravvivenza libera da malattia, indipendentemente dal sottotipo intrinseco e genomico. Alcune caratteristiche del TME modulano la risposta alla chemioterapia, la comparsa di recidive e il rischio metastatico: per esempio, la recidiva a lungo termine è risultata regolata dalle cellule stromali vascolari e dalla risposta immunitaria innata, mentre si è osservato che le cellule B naive erano uniformemente deplete in tutte le lesioni metastatiche. Questo supporta l’ipotesi che le cellule di disseminazione metastatica possano evolversi per eludere la pressione immunitaria indotta dalle cellule B, indicando quindi un‘opportunità per un target di intervento terapeutico. Come sottolineano gli autori, «Abbiamo scoperto associazioni complesse e distinte tra specifiche popolazioni di cellule presenti nel TME ed esiti clinici, modulate dallo stato del recettori per gli estrogeni e dal sottotipo molecolare. Questi risultati hanno una potenziale utilità per migliorare la capacità di indicare la prognosi del tumore, di prevedere la recidiva e la risposta al trattamento e di guidare lo sviluppo di strategie terapeutiche personalizzate». Il TME contribuisce all’eterogeneità e all’esito clinico del carcinoma mammario, ma raramente viene preso in considerazione nel processo decisionale clinico: questi nuovi dati aiutano a colmare questa lacuna perché, come concludono gli autori, «la composizione del TME può fungere da biomarcatore indipendente per la prognosi e la selezione della terapia, integrando i marcatori clinici e genomici esistenti, per orientare meglio la gestione dei pazienti e lo sviluppo di strategie più precise per prevenire le ricadute e le metastasi».





