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24/03/2025Una combinazione di ibrutinib e venetoclax ha migliorato significativamente la sopravvivenza libera da malattia in pazienti con linfoma mantellare refrattario rispetto a ibrutinib e placebo
I risultati dello studio SYMPATICO, recentemente pubblicati su The Lancet Oncology, suggeriscono un profilo beneficio-rischio positivo per il trattamento con ibrutinib più venetoclax nel linfoma a cellule mantellari refrattario.
Lo studio SYMPATICO è uno studio di fase 3 multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, in cui 267 pazienti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario confermato e già trattati con una-cinque precedenti linee di terapia sono stati assegnati in modo casuale a ricevere ibrutinib-venetoclax o ibrutinib-placebo. Dopo un follow-up mediano di 51,2 mesi, la mediana di sopravvivenza libera da progressione di malattia è stata di 31,9 mesi nel gruppo ibrutinib-venetoclax e di 22,1 mesi nel gruppo ibrutinib-placebo. Anche gli endpoint secondari, come il tasso di risposta completa e il tempo trascorso prima della necessità di un ulteriore trattamento, sono migliorati significativamente con la terapia a base di ibrutinib-venetoclax, mentre il tasso di risposta globale e la sopravvivenza globale (all’analisi ad interim) non sono risultati statisticamente significativi. Il profilo di sicurezza era coerente con i profili di sicurezza noti dei singoli farmaci: eventi avversi gravi si sono verificati nel 60% di entrambi i gruppi, decessi correlati al trattamento si sono verificati nel 2% di entrambi i gruppi. Come affermano gli autori, «I miglioramenti nella sopravvivenza libera da progressione di malattia sono stati significativi nei diversi sottogruppi, incluso il sottogruppo di pazienti con una mutazione TP53 che hanno esigenze cliniche non ancora soddisfatte. La combinazione di ibrutinib e venetoclax potrebbe rappresentare una preziosa opzione chemio-free per i pazienti con linfoma a cellule mantellari recidivante/refrattario, prolungando la durata della remissione e la qualità della risposta rispetto alla monoterapia con ibrutinib. Questi dati hanno il potenziale per cambiare la pratica attuale per il trattamento dei pazienti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario».





