
Durvalumab in trattamento perioperatorio nel tumore del polmone non a piccole cellule
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04/03/2024L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia standard è ben tollerata e migliora la sopravvivenza globale in pazienti con mesotelioma pleurico avanzato
Nuovi dati pubblicati di recente su The Lancet mostrano che pembrolizumab in aggiunta alla chemioterapia a base di platino-pemetrexed può essere una nuova opzione terapeutica per i pazienti con mesotelioma avanzato: la combinazione ha migliorato i tassi di risposta, la sopravvivenza libera da progressione di malattia e la sopravvivenza globale.
Lo studio è un trial di fase 3 multicentrico, in aperto, condotto in 51 ospedali in Canada, Italia e Francia; 440 pazienti con mesotelioma pleurico avanzato non trattato in precedenza sono stati assegnati in modo casuale alla sola chemioterapia (cisplatino o carboplatino con pemetrexed) o alla chemioterapia con pembrolizumab (200 mg ogni 3 settimane fino a un un massimo di 2 anni). A un follow-up mediano di 16,2 mesi la mediana di sopravvivenza globale è stata pari a 17,3 mesi con pembrolizumab più chemioterapia e di 16,1 mesi con la sola chemioterapia; il tasso di sopravvivenza globale a 3 anni è risultato del 25% con pembrolizumab e del 17% con la sola chemioterapia. Il tasso di sopravvivenza libera da progressione di malattia a 1 anno è stato del 26% nel gruppo trattato con pembrolizumab e del 17% nel gruppo trattato con la sola chemioterapia, il tasso di sopravvivenza libera da progressione di malattia a 2 anni è stato rispettivamente del 9% e del 4%; il tasso di risposta obiettiva è stato del 62% con pembrolizumab e del 38% con la sola chemioterapia. Eventi avversi si sono verificati nel 98% dei pazienti nel gruppo trattato con pembrolizumab e nel 95% di quelli trattati con la sola chemioterapia. Come hanno scritto gli autori, «L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia con platino-pemetrexed è risultata una terapia tollerabile che ha portato a un miglioramento della sopravvivenza globale, della sopravvivenza libera da progressione di malattia e dei tassi di risposta obiettiva rispetto alla sola chemioterapia e indipendentemente dall’espressione di PD-L1. Questo regime, già familiare agli oncologi medici per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, rappresenta una nuova opzione terapeutica per i pazienti con mesotelioma pleurico avanzato, soprattutto per coloro che sono a rischio di esiti avversi a causa di una progressione precoce o rapida della neoplasia».





