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23/06/2025La terapia di prima linea con tremelimumab più durvalumab e chemipterapia ha migliorato gli esiti nei carcinomi polmonari non a piccole cellule con un carico mutazionale tumorale elevato o basso, sia tissutale sia ematico
Un’analisi aggiornata dello studio di fase 3 POSEIDON, di recente pubblicata su ESMO Open, mostra che un trattamento di prima linea con tremelimumab più durvalumab e chemioterapia ha migliorato in modo consistente i risultati clinici nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico, nei sottogruppi con carico mutazionale tumorale ematico alto o basso e nei sottogruppi con carico mutazionale tumorale tissutale alto e basso.
Nello studio POSEIDON, dopo un follow-up mediano superiore ai 5 anni, il trattamento di prima linea con tremelimumab più durvalumab e chemioterapia nel NSCLC metastatico ha mostrato un beneficio duraturo in termini di sopravvivenza globale a lungo termine rispetto alla sola chemioterapia. Il carico mutazionale tumorale (TMB), definito come il numero di mutazioni somatiche presenti nel DNA derivato dal sangue (bTMB) o dal tessuto tumorale (tTMB), ha il potenziale per diventare biomarcatore predittivo del possibile beneficio con l’immunoterapia, in particolare per la terapia combinata anti-PD-L1 più anti-CTLA-4, indipendentemente dall’espressione di PD-L1. Pertanto, gli autori hanno analizzato gli esiti dei pazienti nello studio POSEIDON dopo averli suddivisi in sottogruppi definiti da un intervallo di valori di bTMB e tTMB. I risultati hanno mostrato un beneficio in termini di sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da progressione di malattia per tremelimumab più durvalumab e chemioterapia sia nei sottogruppi con bTMB elevato che in quelli con bTMB basso, oltre che in quelli con tTMB elevato e tTMB basso a tutti i cut-off. L’entità del beneficio è risultata in generale maggiore nei sottogruppi con TMB elevato rispetto a quelli con TMB basso. Come concludono gli autori, «Nei pazienti con NSCLC metastatico, il trattamento di prima linea con un ciclo limitato di tremelimumab più durvalumab (fino alla progressione di malattia) e quattro cicli di chemioterapia ha migliorato in maniera consistente i risultati clinici rispetto alla sola chemioterapia. Il beneficio è apparso maggiore nei sottogruppi con TMB elevato rispetto a quelli con TMB basso; l’aggiunta di anti-CTLA-4 ad anti-PD-L1 e chemioterapia sembra aumentare l’entità di questa differenza. Tuttavia, in considerazione del beneficio limitato, il test del TMB non è giustificato in questo contesto».





