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Camrelizumab in aggiunta alla chemioterapia neoadiuvante nel carcinoma mammario triplo negativo
02/03/2026Camrelizumab in aggiunta alla chemioterapia è una strategia neoadiuvante sicura ed efficace rispetto alle chemio-redioterapia nel carcinoma esofageo a cellule squamose resecabile
Lo studio di fase 2 REVO, recentemente pubblicato su Nature Communications, dimostra che camrelizumab aggiunto alla chemioterapia è una strategia neoadiuvante sicura ed efficace per il carcinoma esofageo a cellule squamose resecabile, con un profilo di sicurezza più favorevole rispetto alla chemio-radioterapia.
Lo studio REVO è uno studio di fase 2 multicentrico, randomizzato, in aperto, di non inferiorità che ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’inibitore di PD-1 camrelizumab aggiunto a una chemioterapia neoadiuvante (con nab-paclitaxel e cisplatino) rispetto alla chemioradioterapia in 104 pazienti con carcinoma esofageo a cellule squamose resecabile. Il trattamento neoadiuvante con camrelizumab più chemioterapia ha mostrato una non inferiorità nella risposta patologica completa, endpoint primario di questo studio: una risposta patologica completa consistente è stata osservata nel 42,3% dei pazienti trattati con camrelizumab più chemioterapia rispetto al 57,7% dei pazienti trattati con chemio-radioterapia. La sopravvivenza libera da malattia a 1 anno è stata dell’89,1% rispetto al 78,2% e la sopravvivenza globale a 1 anno è stata del 100% rispetto al 92,3%, rispettivamente per camrelizumab più chemioterapia e per la chemio-radioterapia. Eventi avversi di grado 3 o superiore correlati al trattamento sono stati più frequenti nel gruppo sottoposto a chemio-radioterapia. Come concludono gli autori, «I risultati dello studio indicano che camrelizumab più chemioterapia ha raggiunto tassi di risposta patologica completa simili a quelli della chemio-radioterapia, dimostrando al contempo un profilo di sicurezza migliore. Questa somiglianza nei tassi di risposta patologica, insieme alla maggiore sicurezza di camrelizumab più chemioterapia, supporta la sua non inferiorità rispetto alla chemio-radioterapia come opzione terapeutica per i pazienti con carcinoma squamocellulare esofageo localmente avanzato. I dati preliminari di sopravvivenza sono promettenti e sottolineano la necessità di ulteriori indagini; si attendono perciò ulteriori dati di sopravvivenza per confermare queste tendenze incoraggianti».





