
L’immunoterapia neoadiuvante prima della chemio-radioterapia nel carcinoma squamoso della cervice uterina
22/06/2026
Repotrectinib in tumori solidi avanzati positivi per fusioni di NTRK
06/07/2026In un trial di fase II, la combinazione di cabozantinib e temozolomide ha mostrato un significativo beneficio clinico per pazienti con leiomiosarcoma non operabile o metastatico
Nuovi dati da uno studio di fase II, pubblicati di recente su The Lancet Oncology, mostrano un beneficio clinico promettente nella sopravvivenza libera da progressione di malattia in pazienti con leiomiosarcoma non resecabile o metastatico.
Si tratta di uno studio multicentrico di fase II a braccio singolo che ha coinvolto 72 pazienti con leiomiosarcoma uterino e non uterino non resecabile o metastatico (coorte 1) o altri sarcomi dei tessuti molli (coorte 2, esplorativa), trattati con cabozantinib e temozolomide. Dopo un follow-up mediano di 18 mesi, la sopravvivenza libera da progressione di malattia a 12 settimane è stata raggiunta dal 74% dei pazienti nella coorte 1; al termine dello studio il 48% dei pazienti nella coorte 1 e il 77% nella coorte 2 erano deceduti a causa della progressione della malattia. Il trattamento è risultato ben tollerato e non sono emersi nuovi segnali di sicurezza. Come sottolineano gli autori, «Questo studio è il primo trial prospettico multicentrico su cabozantinib e temozolomide in pazienti con leiomiosarcoma e altri sarcomi dei tessuti molli. I dati mostrano la fattibilità, la sicurezza e l’attività clinica di questa combinazione di farmaci in diversi centri; i nostri risultati supportano un approccio di duplice targeting delle vie di segnalazione VEGF-MET e del danno al DNA come strategia promettente in pazienti con leiomiosarcoma avanzato e in sottotipi selezionati di sarcoma». Gli autori concludono inoltre che «Questa combinazione rappresenta una potenziale opzione orale ambulatoriale per i pazienti che hanno ricevuto terapie standard o che non tollerano farmaci citotossici intensivi. La ricerca futura dovrebbe dare priorità a studi randomizzati e approcci basati su biomarcatori per affinare la selezione dei pazienti e confermare il beneficio».





