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05/05/2025L’analisi finale del trial di fase 3 JAVELIN fornisce il più lungo follow-up per la terapia di combinazione con un inibitore dei checkpoint immunitari e un inibitore delle tirosin-chinasi nel carcinoma a cellule renali avanzato
Nello studio di fase 3 JAVELIN, pubblicato di recente su Annals of Oncology, in pazienti con carcinoma renale avanzato il trattamento di prima linea con avelumab in associazione ad axitinib ha determinato una sopravvivenza libera da progressione di malattia significativamente più lunga e un tasso di risposta obiettiva più elevato rispetto a sunitinib, con risposte più durature e un buon profilo di sicurezza a lungo termine.
Il trial JAVELLIN ha arruolato pazienti con carcinoma renale avanzato non trattato, randomizzati a ricevere avelumab più axitinib oppure sunitinib. I risultati finali dello studio forniscono il follow-up a oggi più lungo per il trattamento combinato con un inibitore dei checkpoint immunitari più un inibitore delle tirosin-chinasi in uno studio di fase 3 sul carcinoma renale avanzato: il follow-up minimo è stato infatti pari a 68 mesi in tutti i pazienti. La sopravvivenza globale mediana nella popolazione PD-L1+ è stata di 43,2 mesi con avelumab più axitinib, di 36,2 mesi con suritinib; nella popolazione complessiva è stata rispettivamente pari a 44,8 mesi e 38,9 mesi nella popolazione complessiva; in entrambi i casi non ha raggiunto la significatività statistica. La sopravvivenza libera da progressione di malattia invece si è mantenuta più a lungo con avelumab più axitinib rispetto a sunitinib, con un tasso di liberta dagli eventi a 5 anni del 12% rispetto al 4,4% nella popolazione complessiva. Il tasso di risposta obiettiva nella popolazione complessiva è stato del 59,7% con avelumab più axitinib rispetto al 32% con sunitinib; la durata della risposta è stata superiore a 5 anni nel 16,4% e nel 9,2% dei casi, rispettivamente. Il profilo di sicurezza a lungo termine è risultato gestibile, senza nuove segnalazioni in merito. Come concludono gli autori, «Gli esiti riferiti dai pazienti durante il trattamento sono stati simili tra i bracci, suggerendo che l’aggiunta di avelumab al trattamento con inibitori della tirosin-chinasi non ha avuto alcun impatto negativo sulla qualità della vita. Questa analisi finale dei risultati dello studio JAVELIN Renal 101 dimostra che avelumab più axitinib, utilizzati in prima linea nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato, comportano benefici in termini di efficacia a lungo termine, con un profilo di sicurezza gestibile e una qualità della vita stabile».





