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04/02/2025L’embolizzazione transarteriosa assieme a lenvatinib e pembrolizumab mostra un miglioramento significativo nella sopravvivenza libera da progressione di malattia di pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile e non metastatico
I risultati dello studio di fase III LEAP-012, pubblicati di recente su The Lancet, mostrano un miglioramento clinicamente significativo della sopravvivenza libera da progressione di malattia nei pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile e non metastatico trattati aggiungendo lenvatinib e pembrolizumab alla terapia standard con embolizzazione transarteriosa (TACE).
LEAP-012 è uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e di fase 3 in cui 480 pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile e non metastatico che non potevano essere sottoposti a un trattamento curativo sono stati assegnati in modo casuale a ricevere TACE più lenvatinib e pembrolizumab o TACE più un doppio placebo. Al cutoff dei dati per questa analisi intermedia, il follow-up mediano è stato di 25,6 mesi. La mediana di sopravvivenza libera da progressione di malattia è stata di 14,6 mesi con lenvatinib più pembrolizumab e 10 mesi con placebo; il tasso di sopravvivenza globale a 24 mesi è stato rispettivamente del 75% e del 69%. Eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 o superiore si sono verificati nel 71% dei 237 partecipanti nel gruppo lenvatinib più pembrolizumab e nel 32% dei 241 del gruppo placebo; i più comuni sono stati ipertensione e una diminuzione della conta piastrinica. I dati sulla sopravvivenza globale sono immaturi anche se promettenti e, come sottolineano gli autori, «La popolazione di pazienti target dello studio riflette una necessità clinica insoddisfatta, ovvero i pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile e non metastatico e quelli con malattia in fase iniziale non idonei a terapie potenzialmente curative. Studi precedenti non hanno sempre mostrato un beneficio di sopravvivenza quando altre terapie sistemiche sono state aggiunte al trattamento con TACE: sebbene sia necessario un follow-up più lungo per identificare definitivamente se vi sia un beneficio di sopravvivenza, questi primi risultati provvisori di LEAP-012 supportano l’uso di lenvatinib più pembrolizumab in aggiunta a TACE rispetto alla sola TACE in questo contesto. Sulla base di questi dati, lenvatinib epembrolizumab più TACE potrebbero rappresentare una nuova opzione per i pazienti con carcinoma epatocellulare non metastatico e non resecabile», concludono gli autori.





