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11/05/2026I risultati del trial FMT-LUMINate mostrano un’attività clinica positiva per il trapianto di microbiota fecale assieme all’immunoterapia nel carcinoma polmonare non a piccole cellule e nel melanoma
Lo studio di fase 2 MT-LUMINate, recentemente pubblicato su Nature Medicine, ha mostrato un buon tasso di risposta obiettiva in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) e melanoma trattati con un trapianto di microbiota fecale associato all’immunoterapia, suggerendo anche che l’eliminazione di specie batteriche dannose sia necessaria per il beneficio terapeutico mediato dal trapianto di microbiota.
Oltre la metà dei pazienti con NSCLC o melanoma trattati con immunoterapia manifesta una resistenza primaria, ma il trapianto di microbiota fecale potrebbe superare la resistenza alle terapie anti-PD-1: pertanto, lo studio di fase 2 FMT-LUMINate ha valutato il trapianto di microbiota fecale da donatore sano in aggiunga ad anti-PD-1 nel NSCLC o ad anti-PD-1 e anti-CTLA-4 nel melanoma, in prima linea. Un totale di 40 pazienti sono stati coinvolti e hanno ricevuto un singolo trapianto di microbiota fecale tramite capsule orali prima dell’inizio della terapia con inibitori dei checkpoint immunitari. I risultati hanno mostrato che nel NSCLC il tasso di risposta obiettiva è stato dell’80%, nel melanoma del 75%; il trapianto di microbiota è stato considerato sicuro in entrambe le coorti. L’analisi del microbioma post-trapianto ha mostrato che i pazienti responsivi presentavano una perdita di specie batteriche presenti al basale significativamente maggiore rispetto ai non responsivi, con una frequente deplezione di Enterocloster citroniae, E. lavalensis e Clostridium innocuum. Come aggiungono gli autori, «I nostri risultati suggeriscono che il beneficio clinico derivante dal trapianto di microbiota fecale non sia mediato dal numero di ceppi specifici derivati dal donatore. Al contrario, le risposte cliniche sono state associate alla deplezione di diverse specie batteriche dannose. Nel nostro studio, quando reintrodotti in topi portatori di tumore dopo la somministrazione orale di un trapianto di microbiota fecale favorevole, questi batteri nocivi hanno portato alla resistenza anti-PD-1. Questi risultati suggeriscono che la risposta terapeutica connessa con il trapianto di microbiota fecale potrebbe derivare dall’eliminazione di patobionti immunosoppressivi. Inoltre, offrono un quadro di riferimento concreto per la selezione dei donatori, lo sviluppo di biomarcatori e la progettazione di terapie microbiche di nuova generazione per l’eliminazione selettiva dei patobionti immunosoppressivi», concludono gli autori.





