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12/02/2024Il trial di fase 3 IMbrave050 mostra un miglioramento nella sopravvivenza libera da recidive con la combinazione rispetto alla sorveglianza attiva
I risultati dello studio IMbrave050, pubblicati di recente su The Lancet, hanno dimostrato che rispetto alla sorveglianza attiva atezolizumab e bevacizumab migliorano la sopravvivenza libera da recidiva di malattia nei pazienti con carcinoma epatocellulare che rimangono ad alto rischio dopo una resezione o un’ablazione con intento curativo.
Nei pazienti con carcinoma epatocellulare i tassi di recidiva superano il 70% entro 5 anni da una resezione epatica o dall’ablazione locale, ma dopo questi trattamenti potenzialmente curativi non esiste uno standard di terapia adiuvante riconosciuto a livello mondiale. Atezolizumab più bevacizumab è lo standard di cura per il trattamento di prima linea del carcinoma epatocellulare non resecabile, pertanto lo studio IMbrave 050 ha messo a confronto tale combinazione con la sorveglianza attiva. Questo studio multicentrico di fase 3 in aperto ha reclutato 668 pazienti assegnati in modo casuale a ricevere atezolizumab più bevacizumab (1.200 mg di atezolizumab più 15 mg/kg di bevacizumab ogni 3 settimane, per 17 cicli) o alla sorveglianza attiva. Alla durata mediana del follow-up di 17,4 mesi, la terapia adiuvante con atezolizumab più bevacizumab è risultata associata a una sopravvivenza libera da recidiva significativamente migliore rispetto alla sorveglianza attiva. «A nostra conoscenza, IMbrave050 è il primo studio di fase 3 sul trattamento adiuvante del carcinoma epatocellulare a riferire risultati positivi», affermano gli autori. «I risultati di IMbrave050 mostrano che la doppia inibizione del segnale di PD-L1 e del fattore di crescita endoteliale vascolare, rispetto alla sorveglianza attiva, migliora significativamente la sopravvivenza libera da recidiva di malattia nei pazienti ad alto rischio dopo resezione epatica o ablazione termica. Questi risultati potrebbero indicare un’opzione terapeutica adiuvante in grado di cambiare la pratica clinica per i pazienti con carcinoma epatocellulare ad alto rischio di recidiva e potrebbero portare a nuove considerazioni in merito alle indicazioni per la resezione chirurgica. Tuttavia, è necessario un follow-up più lungo sia per la sopravvivenza libera da recidiva che per quella globale, così da valutare in modo più completo il profilo rischio-beneficio».





