
Nel carcinoma mammario la sopravvivenza libera da malattia migliora con giredestrant in terapia adiuvante
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12/01/2026In pazienti con tumore della vescica invasivo, una terapia adiuvante con atezoluzumab decisa in base al monitoraggio del ctDNA ha migliorato la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza globale
I dati dello studio di fase 3 IMvigor011, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato che una terapia adiuvante con atezolizumab guidata dal monitoraggio del ctDNA ha portato a una sopravvivenza libera da malattia e a una sopravvivenza globale significativamente più lunghe rispetto al placebo in pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo.
Per lo studio IMvigor011, un totale di 761 pazienti con carcinoma vescicale muscolo-invasivo e nessuna evidenza radiografica di malattia dopo l’intervento chirurgico sono stati arruolati e sottoposti a test per il ctDNA durante il periodo di sorveglianza, per rilevare la malattia residua a livello molecolare, elemento che potrebbe identificare i pazienti ad alto rischio di recidiva dopo cistectomia che possono beneficiare dell’immunoterapia adiuvante. I pazienti risultati positivi al ctDNA sono stati randomizzati, 167 nel gruppo atezolizumab e 83 nel gruppo placebo. La mediana di sopravvivenza libera da malattia è stata di 9,9 mesi con atezolizumab e di 4,8 mesi con placebo, mentre la mediana di sopravvivenza globale è stata rispettivamente di 32,8 mesi e 21,1 mesi. Tra i 357 pazienti persistentemente negativi al ctDNA, la sopravvivenza libera da malattia è stata del 95% alla fine del periodo di monitoraggio di 1 anno e dell’88% a 2 anni. Il trattamento con atezolizumab non è stato associato a nuovi segnali di sicurezza. Come concludono gli autori, «I risultati dello studio IMvigor011 indicano che il monitoraggio della malattia residua molecolare basato sul ctDNA può identificare i pazienti con carcinoma della vescica che potrebbero trarre beneficio dal trattamento adiuvante con atezolizumab, risparmiando al contempo trattamenti non necessari, tossicità e costi ai pazienti che risultano persistentemente negativi al test del ctDNA. Questi risultati supportano l’utilità clinica del test basato sul ctDNA per la malattia residua molecolare nel guidare le decisioni sul trattamento adiuvante per il carcinoma della vescica e possono avere implicazioni per altri tumori solidi con esiti eterogenei dopo una chirurgia con intento curativo».





