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28/07/2025L’aggiunta di pembrolizumab all’associazione di ezalutamide e terapia di deprivazione androgenica non è efficace nel carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni
Come è stato riferito di recente su Annals of Oncology lo studio KEYNOTE-991, che valutava l’aggiunta di pembrolizumab a enzalutamide e alla terapia di deprivazione androgenica nel carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile, è stato interrotto per mancanza di efficacia.
Lo studio KEYNOTE-991 è uno studio di fase III, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha coinvolto 626 pazienti con carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’aggiunta di pembrolizumab a enzalutamide e una terapia di deprivazione androgenica. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere pembrolizumab 200 mg o placebo ogni 3 settimane, insieme a enzalutamide per via orale e a una terapia di deprivazione androgenica continua. A una mediana di follow-up pari a 21,1 mesi, la sopravvivenza libera da progressione di malattia valutata radiograficamente e la sopravvivenza globale non sono risultate superiori con pembrolizumab; si sono inoltre verificati più eventi avversi di grado 3 o 4 con l’aggiunta di pembrolizumab, con l’eruzione cutanea di qualsiasi grado che è emersa come ulteriore segnale di sicurezza (è stata pari al 25,1% con pembrolizumab contro il 9,3% con placebo). Lo studio KEYNOTE-991 non ha raggiunto il suo endpoint primario ed è stato interrotto. «I risultati di questo studio di fase III KEYNOTE-991 non supportano l’aggiunta di pembrolizumab a enzalutamide e alla terapia di deprivazione androgenica per il trattamento del carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile a causa della mancanza di superiorità e dell’aumentata frequenza di eventi avversi di alto grado. Questi risultati concordano con i recenti risultati di altri studi sul carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione e sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per identificare il ruolo degli inibitori dei checkpoint immunitari nel trattamento del carcinoma prostatico avanzato», concludono gli autori.





