
L’additività predice l’efficacia delle terapia nei tumori avanzati
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18/03/2024L’analisi del ctDNA sui pazienti del trial INTRIGUE suggerisce che il sequenziamento del ctDNA possa migliorare la capacità predittiva dell’efficacia di terapie con un singolo farmaco
Un’analisi mutazionale esplorativa utilizzando il DNA tumorale circolante (ctDNA) suggerisce che il sequenziamento del ctDNA possa migliorare la capacità di previsione dell’efficacia delle terapie con un singolo farmaco e indica l’opportunità di un’ulteriore valutazione di ripretinib in pazienti con tumori stromali gastrointestinali e specifiche mutazioni di KIT, come mostrato da dati pubblicati su Nature Medicine.
Il tumore stromale gastrointestinale è il sarcoma gastrointestinale più comune, con circa l’80% dei casi dovuto a mutazioni del gene KIT; circa il 90% dei pazienti con tumori con mutazione KIT e progressione della malattia con imatinib, la terapia di prima linea, presentano mutazioni KIT secondarie acquisite di recente. Sunitinib è una terapia di seconda linea, ripretinib una scelta per i pazienti adulti con tumore stromale gastrointestinale avanzato che hanno ricevuto un precedente trattamento con tre o più inibitori della tirosin-chinasi, incluso imatinib. Rispetto a sunitinib, nello studio di fase 3 INTRIGUE ripretinib ha dimostrato un’efficacia simile nei pazienti che avevano avuto una progressione della malattia o erano intolleranti a imatinib, con un profilo di sicurezza più favorevole rispetto a sunitinib. Questa nuova analisi dello studio INTRIGUE è un’analisi esplorativa del panorama delle mutazioni di KIT al momento del fallimento di imatinib, per valutare l’efficacia di ripretinib rispetto a sunitinib in pazienti con tumori stromali gastrointestinali avanzati in base allo stato mutazionale di KIT al basale determinato dall’analisi del ctDNA. La valutazione dei sottogruppi mutazionali ha individuato due popolazioni di pazienti mutuamente esclusive, con effetti del trattamento differenziati. I pazienti con mutazioni solo a livello dell’esone 11 + 13/14 di KIT hanno avuto una sopravvivenza libera da progressione di malattia migliore con sunitinib rispetto a ripretinib (con una mediana di 15 e 4 mesi, rispettivamente); i pazienti con mutazioni soltanto sull’esone 11 + 17/18 di KIT hanno avuto una sopravvivenza libera da progressione di malattia migliore con ripretinib rispetto a sunitinib (con una mediana di 14,2 contro 1,5 mesi). «I nostri dati suggeriscono che l’analisi del ctDNA può rappresentare un potente strumento diagnostico non invasivo per identificare sottogruppi di pazienti con tumori stromali gastrointestinali avanzati andati incontro a una progressione della malattia con imatinib, che potrebbero avere un beneficio clinico prolungato da un approccio terapeutico con un singolo inibitore della tirosin-chinasi. A tal fine, l’analisi del ctDNA può determinare l’eterogeneità della resistenza per un singolo paziente in maniera più generale rispetto a una biopsia di tessuto, che fornisce informazioni su una sola lesione. Ulteriori studi sull’efficacia di ripretinib come trattamento di seconda linea, in corso nello studio di fase 3 INSIGHT, sono necessari», concludono gli autori.





