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16/03/2026Darumon, una combinazione di due immunocitochine mirate alla fibronectina, iniettato nelle lesioni come terapia neoadiuvante migliora la sopravvivenza libera da recidive in pazienti con melanoma localmente avanzato
Nuovi dati recentemente pubblicati su Annals of Oncology hanno mostrato una sopravvivenza libera da recidive di malattia significativamente più lunga rispetto alla chirurgia iniziale per un trattamento neoadiuvante con immunocitochine mirate, iniettate all’interno delle lesioni, in pazienti con melanoma localmente avanzato.
Lo studio PIVOTAL è un trial di fase III, in aperto, randomizzato, controllato e multicentrico, che ha coinvolto un totale di 246 pazienti con melanoma in stadio III clinicamente rilevabile; i partecipanti sono stati randomizzati a ricevere somministrazioni settimanali di daromun con iniezioni nelle lesioni per 4 settimane prima dell’intervento chirurgico oppure a essere sottoposti subito alla chirurgia. A un follow-up mediano di 21 mesi, la sopravvivenza libera da recidive è stata di 16,7 mesi per il gruppo trattato con daromun e di 6,8 mesi per la chirurgia senza terapia neoadiuvante: il rischio di recidiva a distanza è stato ridotto del 40% nel braccio neoadiuvante. Gli effetti avversi correlati al trattamento sono stati più frequenti nel gruppo trattato con daromun, ma si sono verificate soprattutto reazioni al sito di iniezione. Come sottolineano gli autori, «Le immunoterapie neoadiuvanti e perioperatorie stanno guadagnando terreno nella pratica clinica per il melanoma resecabile in stadio III. I pazienti sottoposti a terapia neoadiuvante rischiano di perdere l’opportunità di un intervento chirurgico curativo a causa della progressione della malattia o di eventi avversi gravi correlati al trattamento prima dell’intervento; tuttavia solo il 4,9% dei pazienti trattati con daromun in terapia neoadiuvante ha manifestato una progressione della malattia o eventi avversi tali da rendere impossibile sottoporsi all’intervento chirurgico; inoltre, daromun è stato ben tollerato. A differenza dei regimi neoadiuvanti sistemici, che hanno riportato eventi avversi di grado ≥3 fino al 47% dei pazienti, daromun ha dimostrato un profilo di sicurezza favorevole con tassi significativamente inferiori di tossicità di alto grado (28,8%) ed eventi avversi gravi (10,2%). Pertanto, daromun in terapia neoadiuvante rappresenta un’opzione terapeutica ben tollerata ed efficace per i pazienti con melanoma in stadio III recidivante già trattato in precedenza. Il suo profilo di sicurezza favorevole e l’efficacia clinica supportano il suo potenziale ruolo come strategia complementare o alternativa all’immunoterapia sistemica, in particolare nei pazienti ad alto rischio o in quelli non idonei alla terapia con gli inibitori dei checkpoint immunitari».





