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23/12/2024Un nuovo studio di fase II dimostra un alto tasso di risposte patologiche con nivolumab/relatlimab in terapia neoadiuvante nel carcinoma del colon localmente avanzato con deficit del mismatch repair
Un’immunoterapia neoadiuvante con nivolumab/relatlimab nel carcinoma del colon localmente avanzato con deficit di mismatch repair (dMMR) comporta alti tassi di risposte patologiche, come dimostrano i dati dello studio NICHE-3 pubblicati di recente su Nature Medicine.
I pazienti con tumore del colon dMMR traggono un beneficio limitato dalla chemioterapia, ma è stato dimostrato che questi tumori rispondono molto bene al trattamento neoadiuvante con anti-PD-1 più anti-CTLA-4, mostrando alti tassi di risposte patologiche; gli autori hanno quindi studiato l’efficacia e la tossicità di un anti-PD-1 associato a un anti-LAG-3, sulla base dei dati positivi ottenuti in pazienti con melanoma. Nello studio NICHE-3, 59 pazienti con tumore del colon dMMR localmente avanzato sono stati trattati con due cicli di 4 settimane di nivolumab (480 mg) più relatlimab (480 mg) prima della chirurgia. La risposta patologica è stata osservata nel 97% dei pazienti, con il 68% di risposte patologiche complete e un profilo di sicurezza accettabile; a un follow-up mediano di 8 mesi, solo un paziente ha avuto una recidiva di malattia. Come spiegano gli autori, «Attualmente la risposta patologica dopo il trattamento neoadiuvante non è ancora un endpoint surrogato accettato per il tumore del colon, a differenza di quanto accade per altri tipi di tumore, come il carcinoma mammario triplo negativo. Se venisse confermata un’associazione tra risposta patologica e sopravvivenza libera da malattia, questo endpoint surrogato consentirebbe una valutazione più rapida dei risultati degli studi che impiegano un’immunoterapia neoadiuvante nel tumore del colon dMMR e, di conseguenza, accelererebbe i progressi nel campo dell’immunoterapia. Nel complesso, questi dati e quelli raccolti in precedenza suggeriscono che i pazienti con carcinoma del colon dMMR localmente avanzato trattati con un breve ciclo di inibitori del checkpoint immunitario in modalità neoadiuvante abbiano un rischio minore di recidiva rispetto a quanto avviene trattando questa popolazione di pazienti con chemioterapia (neo)adiuvante. Sulla base dei dati di risposta patologica osservati, gli studi randomizzati che confrontano regimi di immunoterapia neoadiuvante con la chemioterapia adiuvante possono essere considerati non etici», concludono gli autori.





