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23/03/2026Aggiungere l’anticorpo bispecifico anbenitamab alla chemioterapia ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione di malattia e la sopravvivenza globale nel carcinoma gastrico HER2-positivo già trattato
Nuovi dati di uno studio clinico di fase III, pubblicato di recente su Annals of Oncology, mostrano che anbenitamab, un anticorpo bispecifico anti-HER2, migliora la sopravvivenza libera da progressione di malattia e la sopravvivenza globale quando viene aggiunto alla chemioterapia nel carcinoma gastrico HER2-positivo già trattato in precedenza con trastuzumab.
In questo studio di fase III condotto in 51 centri in Cina, un totale di 188 pazienti con carcinoma gastrico HER2-positivo o adenocarcinoma della giunzione gastroesofagea in progressione dopo una terapia con trastuzumab sono stati randomizzati a ricevere chemioterapia o chemioterapia più anbenitamab ogni 3 settimane. All’analisi ad interim prespecificata, la mediana di sopravvivenza libera da progressione di malattia è stata di 7,1 mesi con anbenitamab più chemioterapia rispetto a 2,7 mesi con la sola chemioterapia; lLa sopravvivenza globale è stata rispettivamente di 19,6 mesi contro 11,5 mesi. Eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 o superiore sono stati in genere coerenti con il profilo di sicurezza noto della chemioterapia e di anbenitamab, e si sono verificati nel 60% dei pazienti trattati con anbenitamab e chemioterapia e nel 45% dei pazienti trattati con sola chemioterapia. Come concludono gli autori, «Rispetto alla sola chemioterapia, la combinazione di anbenitamab e chemioterapia è risultata associata a miglioramenti clinicamente significativi nella sopravvivenza libera da progressione di malattia e nella sopravvivenza globale in pazienti con carcinoma gastrico HER2-positivo o adenocarcinoma della giunzione gastroesofagea, in cui una precedente terapia a base di trastuzumab era fallita. Questi risultati positivi, insieme a un profilo di sicurezza favorevole, suggeriscono che anbenitamab in combinazione con chemioterapia possa offrire un’opzione terapeutica promettente per questi pazienti. Costituisce quindi una base per successivi studi comparativi testa a testa con i più recenti regimi standard, inclusi quelli contenenti ramucirumab».





