
Nivolumab in associazione a ipilimumab a basso dosaggio nel carcinoma mammario metastatico HER2-negativo
30/06/2025
Inavosilib nel carcinoma mammario avanzato con mutazioni in PIK3CA
14/07/2025Una terapia di prima linea con alectinib e bevacizumab mostra efficacia e sicurezza nel carcinoma polmonare non a piccole cellule con riarrangiamenti di ALK
I risultati dello studio di fase II ALEK-B, recentemente pubblicati su Nature Communications, supportano l’efficacia e la sicurezza di alectinib in associazione a bevacizumab nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con riarrangiamento di ALK.
Lo studio ALEK-B è stato progettato per valutare se la combinazione di alectinib e bevacizumab possa ritardare i meccanismi di resistenza nel NSCLC avanzato con riarrangiamento di ALK. Si tratta di uno studio a braccio singolo che ha coinvolto 41 pazienti con NSCLC avanzato con riarrangiamento di ALK, di cui il 17,1% con metastasi cerebrali, trattati con alectinib e bevacizumab in prima linea. I primi risultati che sono già stati riportati in passato e che erano riferiti a una mediana di follow-up di 15,6 mesi avevano indicato un tasso di sopravvivenza libera da progressione di malattia a 12 mesi del 97,1%; ora questi nuovi dati, con una mediana di follow-up di 34,5 mesi, mostrano un tasso di sopravvivenza libera da progressione di malattia del 64,2% e un tasso di sopravvivenza globale dell’87,9%. Il tasso di risposta globale è stato del 100%, mentre eventi avversi di grado 3-4 si sono verificati nel 46,3% dei pazienti, con i più comuni che sono stati proteinuria ed epatotossicità. La qualità della vita a 12 mesi è migliorata significativamente rispetto al basale ed è stata mantenuta per 36 mesi. «L’aggiunta di bevacizumab ad alectinib ha prolungato significativamente la sopravvivenza libera da progressione di malattia e prevenuto in maniera efficace gli eventi precoci di progressione sistemica e a livello del sistema nervoso centrale nei pazienti con NSCLC ALK-positivo avanzato, indipendentemente dalla presenza di metastasi cerebrali al basale», affermano gli autori. «Questa combinazione ha indotto risposte profonde e durature senza compromettere la qualità della vita. Sebbene la tossicità sia stata superiore al previsto, non sono stati segnalati danni permanenti o decessi correlati al trattamento. Limitare il numero di cicli con il farmaco antiangiogenico potrebbe mitigare questi problemi».





